La creatività al lavoro tra REMOTE WORK e CO-WORKING

 

L’esercito dei millennials, la generazione al di sotto dei 30 anni, è più povero rispetto alla generazione precedente e si trova ad affrontare un mercato del lavoro disagevole. I recenti dibattiti pre-elettorali hanno snobbato i temi cari ai millennials: tema dell’ambiente, strumenti di risparmio per finanziare i propri studi, politiche di innovazione delle modalità di lavoro, modi di favorire il ricambio generazionale nelle aziende.

Non si è riusciti a sfruttare a pieno in termini di occupazione il Piano Garanzia Giovani, progetto Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile, che prevede finanziamenti finalizzati all’orientamento, tirocini, formazione, autoimprenditorialità, formazione a distanza per i Paesi Membri con alti tassi di disoccupazione.

In Italia il numero di adulti che ha completato la propria educazione (università o diplomi post secondari) è molto basso. Nella fascia tra i 25 e i 34 anni la percentuale è del 26%, mentre la media Europea è del 40%. Per uno dei soliti paradossi a cui siamo ormai abituati l’11,7% dei lavoratori ha competenze in eccesso: professionisti con studi, abilità ed esperienze superiori a quelle richieste dalle proprie mansioni d’ordinanza.

Il tentativo della Legge 238 di richiamare i giovani talenti in Italia tramite un taglio del reddito imponibile Irpef del 70% ha avuto risultati modesti, sia per il labirinto di leggi che si sono intrecciate a quest’ultima rendendo poco affidabile la normativa, sia perché la legge non ha avuto sufficiente promozione, risultando poco conosciuta in Italia e all’estero.

Si sente dire spesso che tra 20 anni un sesto della popolazione mondiale lavorerà da casa, da remoto. Sarà veramente così? La questione non è soltanto economica: il cambiamento della forma di organizzazione del lavoro nell’epoca della società digitale comporta la metamorfosi del sistema di visioni, idee e identità culturali e sociali.

È vero che il fenomeno mondiale, chiamato remote work, si sta sviluppando in Giappone e in alcuni paesi Europei come Svezia e Norvegia, dove si è avviata successivamente l’industria del nomadismo digitale.

Ma parallelamente allo sviluppo del remote work, in Italia stiamo assistendo al boom del co-working, che sembra seguire una logica del tutto diversa, mettendo al centro il luogo di incontro di professionisti e lavoratori. Si può scegliere un luogo vicino al centro cittadino, in periferia, oppure accanto a poli produttivi: tutto dipende dalla tipologia di investimenti e dal tipo di attività che si intende porre in atto.

Il co-working ha accentrato aspettative importanti per il prossimo futuro: spazi in cui condividere con altri professionisti locali, connessioni e servizi, un luogo per creare sinergie e fare networking. Il boom del co-working dipende dal suo essere un’attività socialmente utile e produttiva, capace di creare nuovi contatti, favorire la nascita di nuove imprese. Ci sono alcuni tipi di attività che, nel classico isolamento del lavoro da casa, non potrebbero vivere della creatività che emerge da una collettività di professionisti eterogenea. Nuovi spazi per un’economia creativa non più al servizio della retorica del freelance creativo che ha fatto della propria passione un mestiere, ma un tentativo di confrontarsi con la scarsità e discontinuità dei redditi ricavati da queste attività.

Si tratta di un’opportunità da prendere in seria considerazione visto che è ancora attiva la possibilità di avere finanziamenti a fondo perduto o agevolazioni tramite bandi per le spese di allestimento, arredamento e tutoraggio. Tali finanziamenti consistono in voucher che hanno lo scopo di creare percorsi imprenditoriali di giovani under 40.

Per partecipare ai bandi è consigliabile farsi aiutare da consulenti esperti, in grado di guidare il coworker nell’avvio e nella promozione dell’attività e nell’intercettare fondi che possano contribuire al suo sviluppo.

L’uscita del prossimo bando per il rilascio di voucher che coprano le spese è prevista per Agosto 2018.

Approfittiamo dell’occasione per ricordare qui di seguito alcune recenti opportunità per i giovani e i loro percorsi imprenditoriali:

  • Nuova impresa a tasso zero (progetto dell’Agenzia per lo Sviluppo) per giovani dai 18 e 35 o per donne che ha finanziato nuove imprese per 78 milioni di euro e creato 1.777 nuovi posti di lavoro.
  • A partire dal 1° gennaio 2018 è entrato in vigore il nuovo pacchetto di incentivi che serviranno ad agevolare l’occupazione giovanile, mediante l’erogazione di aiuti per le aziende che assumono. I datori di lavoro potranno usufruire di una riduzione dei contributi previdenziali: riduzione del 50% dei contributi previdenziali a loro carico, per un periodo massimo di tre anni (36mesi), nel caso di rapporti di lavoro a tempo indeterminato. La decontribuzione sale al 100% nel caso dell’assunzione di studenti che hanno svolto un periodo di alternanza scuola lavoro o di apprendistato presso l’azienda. L’esonero decorre dal 1° gennaio 2018 e può essere concesso fino ad un importo limite di 3000 Euro l’anno, ripartito su base mensile. Sono esclusi dal beneficio i lavoratori domestici.

 

In continuo aggiornamento i bandi a sostegno dei progetti europei che garantiscono sovvenzioni erogate direttamente dalla Commissione europea. http://ec.europa.eu/education/calls/index_en.htm